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Il libro dimenticato dalla scuola, e il progetto

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Copertina
“Il Libro dimenticato dalla scuola, Confronto e relazioni nell’educazione, un progetto del Forteto”, è un testo che racconta in maniera concreta l’avventura intrapresa dalla Fondazione Il Forteto nel mondo della scuola e del disagio che la attraversa. La scuola, non è in crisi, ma gestire il fatto educativo e una molteplicità di soggetti con bisogni diversi è equivalente ad una costante situazione di mutamento, per ciò la scuola è obbligata a sperimentare e rinnovarsi in maniera permanente. La rigidità di schemi educativi storicamente consolidati cozza con queste esigenze dinamiche e offrono scarsi schemi interpretativi, causando incomprensione tra allievi ed insegnanti. Il progetto “Barbiana e il Mugello, una scuola per l’integrazione”, iniziativa elaborata e coordinata dalla Fondazione Il Forteto di Dicomano, svolta in sei Istituti scolastici del Mugello, ha cercato di sollecitare l’elaborazione di nuove concezioni e atteggiamenti educativi, di offrire agli insegnanti strumenti perché il loro lavoro si sviluppi come ricerca, attento a cogliere l’intelligenza, i saperi, i bisogni e le emozioni degli allievi e ad agevolare l’apprendimento e lo scambio, partendo proprio da ciò che già possiedono e costituisce la solida base per elaborare conoscenza. Il metodo dei laboratori teorico-pratici, centrati sulle relazioni e il miglioramento della collaborazione tra i componenti del gruppo, sulla conoscenza linguaggi culturali diversi dalle consuete materie scolastiche, quali quello delle regole della comunicazione, dell’audiovisivo e dell’interpretazione drammatica, ha aumentato interesse e motivazione nei ragazzi che nella generalità dei casi ha prodotto grandi vantaggi nell’apprendimento. Emozioni, sentimenti, 
bisogni, confronto interpersonale, hanno viaggiato, in questo percorso, di pari passo con le conoscenze più astratte e l’acquisizione di nozioni, in un contesto in cui il bambino e il ragazzo si sentivano di appartenere perché riconosciuti profondamente e sempre più in grado di relazionarsi. 
Si legge nel libro: “La Scuola sembra abbia dimenticato il nucleo significativo della sua missione originale, costituito dal primato della relazione educativa.
La lacuna più forte di cui bambini e ragazzi soffrono attualmente è proprio la carenza di ‘riferimenti identitari’ sociali e individuali e di conseguenza di modelli e di occasioni di confronto per elaborare le proprie strutture personali e le proprie capacità relazionali. 
Da qui l’idea di un progetto di educazione alle relazioni. 
L’esperienza descritta nel libro non vuole ridurre tecnicisticamente un momento così delicato e cruciale a materia scolastica, o a “servizio per l’utente”, ma evidenziare le potenzialità insite nella competenza dell’educatore nella prospettiva formativa e tutta la forza che può scaturire dall’integrazione delle diverse risorse umane e professionali che costituiscono la comunità educativa.
L’esperienza delinea alcune connessioni tra disagio, apprendimento e stile educativo, ipotizzando la possibilità, da parte della scuola, di produrre azioni e innovazioni che, non mirate riduttivamente alla prevenzione e al contrasto del disagio diffuso, recuperino il senso e gli obie
ttivi peculiari dell’educare, anche mettendo in discussione se stessa, le sue funzioni e l’interpretazione del ruolo professionale degli insegnanti.
L’apatia, il non senso, quella sorta di limbo noioso e doloroso nel quale navigano senza meta molti giovani, interrotto solamente da reazioni disperate e isolate, che sono spesso “sballi” di differente natura, può e deve essere contrastato solo facendosene carico, solo dicendo con forza: “Queste persone mi premono, mi interessano!”
Può servire ad introdurci alla lettura del libro la sintesi scritta per la quarta di copertina:
 
La forza di un progetto
I giovani preoccupano, scandalizzano, provocano gli adulti, chiedono attenzione in modi non facili da decifrare, perché formulati sovente in un linguaggio che precede i ragionamenti. Il nostro posto è accanto a loro per ascoltarli, per dimostrare una premura capace di valorizzare le risorse che i ragazzi rappresentano, nella scoperta degli interessi e del senso che essi esprimono, passaggi realizzabili solo se si confrontano umilmente con la concretezza dell’esperienza dell’educazione.
Troppe volte la scuola sembra dimenticare il nucleo significativo della sua missione, costituito dall’attenzione verso lo sviluppo armonico della personalità di bambini e ragazzi, costantemente alle prese con situazioni di relazione e confronto che sono la parte più vitale dell’apprendimento. La costruzione di se stessi, infatti, deriva da quell’insieme di azioni e reazioni che sollecitano emozioni, assorbono risorse, suscitano o distruggono l’interesse, producono impegno e sofferenze.
L’esperienza descritta nel libro critica le metodologie educative tecnicistiche e di servizio all’utente, proponendo di entrare nel cuore dei significati e delle urgenze dei ragazzi, evidenziando le potenzialità insite nella figura dell’educatore, che dev’essere consapevole di educarsi educando, cioè svolgendo la funzione di mediatore e animatore dei processi relazionali di crescita.
I giovani hanno bisogno di comprendere, innanzi tutto, ciò che a loro succede e che li trasforma, in una crescita personale e cognitiva che vuol dire apprendimento e più ancora maturazione. Da qui l’idea di un progetto di educazione alle relazioni, perché è attraverso la relazione che i giovani imparano a riconoscersi, raggiungendo la conoscenza e la scelta.
Dalla sperimentazione creativa e appassionata realizzata nelle scuole del Mugello dalla Fondazione Il Forteto si delinea un percorso che cerca di definire le connessioni tra disagio, apprendimento e stile educativo. Un profilo che offre alla scuola la possibilità di organizzare azioni innovative volte a prevenire un malessere diffuso e a (ri-)scoprire gli obiettivi da cui l’esperienza educativa non può prescindere, se non vuole rinnegare se stessa. Per ritrovarsi la scuola può e deve mettersi in discussione, diventando luogo inclusivo di conoscenza di tutte le persone che le danno vita, valore, significato.
   
Il titolo del libro evoca l’ideale che ogni allievo ha forse avuto della scuola e vuol provocare una riflessione ad ogni addetto ai lavori, alla famiglia e alla società, affinché possano per un attimo soffermarsi, senza dare nulla per scontato, su cosa è e cosa potrebbe essere la scuola al di là di ogni disputa tecnica, metodologica, ideologica, politica.
 Il libro è stato curato da Rodolfo Fiesoli, raccogliendo parte dei materiali prodotti da educatori e insegnanti nel corso di tre anni di lavoro e due contributi teorici sull’educazione e la relazione interpersonale, del filosofo Giuseppe Fornari, docente all’Università di Bergamo.  
 

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updating and hopefully improving. Happy reading!

"il Libro dimenticato dalla scuola"

Il libro è in vendita

A FIRENZE:

presso la Libreria Edison, Piazza della Repubblica 27/r, Firenze tel.055/213110

o presso la Libreria Martelli, via dei Martelli 10 Firenze, Tel: 055/2657603

A BOLOGNA:

presso il Centro Documentazione Handicap di Bologna, via Legnano 2, 40132 Bologna tel. 051/6415005
o presso la "Libreria Irnerio" Via Irnerio, 27 40126 Bologna, Tel. 051/25.10.50

 

Presto sarà possibile acquistarlo on-line

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