• Aumenta dimensione caratteri
  • Dimensione caratteri predefinita
  • Diminuisci dimensione caratteri
Home la Fondazione Ricerche Giuristi, esperti e bambini: studio del sapere non giuridico nell'affidamento dei minori

Giuristi, esperti e bambini: studio comparato sulle forme di utilizzazione del sapere non giuridico nell'affidamento dei minori

E-mail Stampa

 

 

titolo Giuristi, esperti e bambini: studio comparato sulle forme di utilizzazione del sapere non giuridico nell'affidamento dei minori
referente Luigi Goffredi
coordinatore Prof. Alessandro Simoni
ricercatori   Christian Diesen, Professore di diritto processuale presso l’Università di Stoccolma; Philip Milburn, Francia; Kathleen Schnoor, Germania; Jörg M. Fegert, Germania; Trevor Buck, University di Leicester, Inghilterra

descrizione

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

  

I procedimenti circa l’affidamento di minori sono manifestazioni atipiche della giustizia moderna, che vanno ad incidere su valori non ben governabili dal diritto statale e difficilmente incasellabili in norme precise. L’allontanamento di un minore dalla famiglia e il conseguente affidamento richiedono una forte legittimazione dell’azione giudiziaria, che qui tuttavia fatica a basarsi unicamente sul riferimento ad una norma, per l’incapacità dei legislatori di tipizzare le forme del disagio famigliare abbastanza precisamente da deresponsabilizzare il giudice. Evidentemente, la partita si svolge su un altro piano, ossia la ricerca di una legittimazione delle decisioni giudiziarie che non sia puramente giuridico-formale, ma che passi attraverso la loro integrazione con valutazioni di altro tipo, primariamente a carattere scientifico.
Tale intrinseca caratteristica della giustizia dei minori conduce spesso l’opinione pubblica a una “personalizzazione” dell’attività giudiziaria, che non è più vista come neutra applicazione di norme, ma espressione di discrezionalità pura di chi opera come giudice. A chi siede negli organi giudicanti è attribuita la responsabilità morale, sociale e politica di decisioni spesso percepite come ingiuste (anche per l’assenza di precisi parametri di riferimento), e che per i valori su cui incidono (la sacralità del legame di sangue) hanno inevitabilmente un grande impatto emozionale. Questa “personalizzazione” è evidentemente riflessa in alcuni recenti orientamenti governativi, apparentemente volti a trasformare gli organi speciali della giustizia minorile eliminando dall’interno dei collegi i giudici “esperti”.
Il problema si è presentato così nell’arena politica in termini di puro bilanciamento di valori astratti, da una parte il potere dello stato e dall’altra l’autonomia della famiglia, paradossalmente dimenticando che proprio la difficoltà di tipizzazione impone di valutare ogni progetto di riforma legislativa sullo sfondo della realtà dei processi decisionali che preparano le scelte in tema di allontanamento e affidamento, e soprattutto sulla base della conoscenza dell’effettivo articolarsi del rapporto tra giuristi ed “esperti”. Un rapporto quest’ultimo non semplice, perché costringe i giuristi a confrontarsi con scienze e gruppi professionali sfaccettati e ricchi di contraddizioni interne.
Anche in questo caso la conoscenza della realtà può avvenire in tanti modi, ed uno dei più efficaci è la comparazione, ossia il confronto ragionato dell’articolarsi dello stesso fenomeno in più contesti simili. Circa l’aspetto che qui ci interessa, è evidente come molto si possa imparare dal confronto tra i processi decisionali propri di più ordinamenti non troppo distanti nei loro dati giuridici di fondo.
Il sistema operante in Italia in tema di allontanamento/affidamento dei minori è veramente peculiare? Le forme di utilizzazione del sapere non giuridico (interne od esterne agli organi giudicanti) sono veramente decisive per l’esito dei procedimenti ? La prospettata “giuridicizzazione” dei collegi comporta effettivamente un maggior grado di garanzia per le parti coinvolte ? Chi voglia rispondere a questi interrogativi non ha sino ad oggi a disposizione alcuna fonte di informazione extranazionale, mancando studi comparati in tema di giustizia minorile.
Per correggere questo vuoto culturale, si è progettata la pubblicazione di un volume collettaneo che riunisca studi su alcuni ordinamenti europei, selezionati in base alla loro importanza e rilevanza per la particolare prospettiva italiana o per la complessiva valutazione delle alternative di politica del diritto ipotizzabili, integrati da saggi di carattere generale sul rapporto giuristi/esperti nella giustizia minorile.
obiettivi   Tutela e promozione dei diritti dei minori e della famiglia
destinatari Minori e famiglie

metodologia

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il taglio scelto vuole evitare ricerche troppo vaste, approfondendo invece le esperienze che effettivamente presentano aspetti di rilievo, o che comunque siano rappresentative di particolari tradizioni giuridiche. Gli ordinamenti stranieri studiati saranno Inghilterra, Francia, Germania, e Svezia. La scelta permette di conoscere l’evoluzione del problema considerato nelle principali tradizioni giuridiche europee, romano-germanica e di common law, ma anche di tener conto di aspetti specifici alla tutela dei minori.
Il processo minorile di ogni singolo paese è infatti l’esito di un’evoluzione su cui influiscono le visioni circa i caratteri e le funzioni del processo civile, ma anche l’equilibrio tra giurisdizione e amministrazione. Distinguendo tra modelli di processo “adversary” e modelli che lasciano più ampio potere all’iniziativa del giudice, si può –certo - giungere alla spiegazione di alcuni fenomeni, quali ad esempio l’utilizzazione di periti come rispettivamente ausiliari del giudice o mezzi di prova prodotti unicamente dalle parti. Nel caso del processo sulla condizione dei minori influiscono, tuttavia, anche altri fattori, per i quali le tradizionali partizioni dei sistemi processuali non sono decisive, come ad esempio l’importantissimo ruolo giocato da strutture non giudiziarie quali i servizi sociali. Un ruolo che può essere occulto, come quando i tribunali tendono a ratificare posizioni espresse dai servizi sociali, ma può anche essere completamente sostitutivo dell’attività delle corti, come è avvenuto nell’esperienza di alcuni stati sociali (è il caso della Svezia).
I contributi saranno scritti da esperti stranieri e tradotti in italiano. Per evitare inconvenienti frequenti in questo tipo di ricerche, e garantire omogeneità nella raccolta dei dati, gli autori prepareranno i loro contributi sulla base di una traccia dettagliata fornita dal curatore. I contributi non descriveranno unicamente le norme vigenti, ma anche le prassi applicative, i problemi e le tensioni. Gli autori comprenderanno non solo accademici “puri”, ma anche persone con esperienza pratica come magistrati o avvocati. Sebbene centrati sul problema specifico del rapporto tra sapere giuridico e altre competenze, i saggi forniranno un panorama sintetico ma completo delle procedure di affidamento nei rispettivi paesi.
I saggi di diritto straniero saranno seguiti da una parte dedicata al diritto italiano con l’accento sulle tendenze di riforma e da una parte affidata a uno psicologo in cui si descriveranno i problemi posti dal coinvolgimento nella macchina processuale delle scienze che studiano l’infanzia. Un capitolo di apertura sintetizzerà i risultati della ricerca.
finanziamenti Cofinanziamento Cesvot, Autofinanziamento Fondazione Il Forteto
partner Fondazione Il Forteto Onlus; Cesvot; Università degli Studi di Firenze, Dipartimento di Diritto Comparato e Penale della Facoltà di Giurisprudenza
 

Chi è online

 70 visitatori online

Contatti

Telefono +39 055 8448376
Fax +39 055 8387589
Mail fondazione@forteto.it
Indirizzo Frazione Orticaia 16
50062 Dicomano (FI)